CORONAVIRUS – Quale realtà?

Coronavirus quale realtà

CORONAVIRUS – Quale realtà?

Eccoci dopo più di due mesi di assenza, a scrivere di nuovo di questa angosciante situazione dovuta al nuovo coronavirus.

Coronavirus che c’ha concesso una parziale tregua, almeno nella severità e nella proporzione tra casi asintomatici e casi gravi. 

Veniamo subito ai dati: i positivi delle ultime settimane si sono mantenuti stabili tra i 400 e i 600 casi giornalieri; ieri sono nuovamente diminuiti a 320. I morti dell’ultimo periodo sono stati tra i 3 e i 13 al giorno; ieri sono stati 4. Ora in terapia intensiva sono ricoverate a causa del Covid-19 58 persone in tutta Italia.

Sono tornata a spulciare i dati “antichi”, per una comparazione storica. 

In Italia la prima volta in cui abbiamo avuto più di 500 casi è stato il primo marzo sull’onda di una curva che si presentava chiaramente in modo esponenziale (come ho scritto subito): i contagi erano più che raddoppiati dal giorno prima. Il 7 marzo è stato il primo giorno in cui sono stati superati i 1000 casi giornalieri. Questo mi aveva fatto preoccupare perché conosco la portata della curva esponenziale. Inoltre, la virulenza di allora era ben diversa da quella che il virus mostra oggi.

Quindi la domanda, se si vuol fare un confronto sensato, è: quanti morti giornalieri c’erano in quei giorni? 

Il confronto è significativo perché ancora in quei giorni i reparti non erano strapieni, non c’era ancora il sovraccarico dovuto all’esubero di pazienti (per giunta da isolare) rispetto al numero di letti presenti. 

Risposta: l’1 marzo ci sono stati 12 morti; sono aumentati a 27 il giorno dopo, e arrivati a 49 il 6 marzo (a fronte di 778 nuovi casi). 

Numeri di un ordine di grandezza superiore rispetto agli attuali, e ulteriormente aumentati tra marzo e aprile, quando c’è stata la più alta letalità che tutti purtroppo ricordiamo.

A marzo non c’erano ancora i protocolli terapeutici attuali, la fisiopatologia non era ancora stata capita ed erano piene le rianimazioni.

Inoltre, non c’era ancora la capillarità diagnostica attuale, perciò, com’è ormai noto, ci siamo probabilmente persi per strada sia i dati relativi ai reali contagi, che ai reali decessi. 

Adesso la capillarità diagnostica c’è, per quanto ancora difforme da territorio a territorio, ancora non sempre puntuale, ancora non adeguatamente normata rispetto all’isolamento individuale e dei contatti stretti. 

Perché questa disamina? Per far capire coi numeri tutto il resto dell’articolo, tutta l’argomentazione che naturalmente dai dati non può prescindere. 

Argomentazione che parte da qui: è per me ormai ovvio che in questo periodo stanno facendo del terrorismo ingiustificato, che prescinde completamente dai dati e dalla loro corretta interpretazione.

Avevo scritto anche ciò che segue a marzo, l’ho ripreso a maggio e lo ripeto anche oggi: uno dei motivi per cui la situazione era altamente preoccupante, e per cui ritenevo giustificato il lockdown, era il sovraccarico totale del sistema sanitario. C’erano troppi casi che richiedevano ospedalizzazioni prolungate, ricoveri in terapia intensiva. 

Quindi, il dato più importante non era e non è il numero assoluto dei casi positivi, ma il numero dei malati che richiedono impegnative cure ospedaliere. 

Per questo il modo di presentare i dati da parte del 90% delle testate giornalistiche è altamente fuorviante e crea paura ingiustificata, nonché alimenta o giustifica azioni sempre più inette, torbide e inefficaci. 

Siamo al paradosso di una tecnocrazia incapace di leggere i dati.

Infatti, non è possibile considerare unicamente il dato dei nuovi positivi, bisogna correlarlo con gli altri dati che abbiamo a disposizione. 

Ho coniato per questo il termine “interdipendenza dei dati”. I dati sono interdipendenti, vanno collegati da loro, non possiamo analizzarne uno “dall’interno”, ma dobbiamo astrarci e coinvolgerne altri. 

Tengo a fare una breve parentesi fisica: l’entità fisica che meglio spiega questo fenomeno è il secondo principio della termodinamica. Ad esempio, se siamo bendati, abbiamo un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente che non possiamo toccare e beviamo l’acqua dalla cannuccia appena inserita, non riusciamo a dire se prima era calda o fredda. L’unico modo che abbiamo per scoprirlo è toglierci la benda e toccare la condensa sul bicchiere. Se sarà fredda, allora l’acqua veniva dal frigo. Se sarà calda, allora dal bollitore. 

Il secondo principio della termodinamica è normalmente associato all’irreversibilità del tempo e quindi degli eventi. Pone una freccia unidirezionale nella storia. 

Quello che forse è stato meno compreso, o comunque meno utilizzato, è il fortissimo collegamento tra questo principio e l’informazione. Informazione che non esiste in sé e per sé, ma è collegata ad altre informazioni, ovvero eventi. Il secondo principio della termodinamica pone un limite all’informazione che possiamo estrarre da un singolo dato, senza collegarlo con altri.

In questo esempio, la temperatura dell’acqua e lo stato del bicchiere sono interdipendenti. 

C’è un altro concetto importante, anzi fondamentale: l’interdipendenza tra i dati e l’osservatore. 

Il costruttivismo è la corrente filosofica epistemologica che forse più di tutte ha contribuito a evidenziare questo legame indissolubile tra l’osservatore e l’osservato. Perciò non esiste più la distinzione tra soggetto e oggetto (dell’osservazione); sussiste invece un continuum attraverso cui l’osservatore costruisce la sua realtà. 

È per questo che ci sono così tante opinioni discordanti sull’interpretazione di questi dati “pandemici” (metto le virgolette riferendomi all’attuale situazione italiana). Perché ognuno  di noi è in relazione in modo diverso coi dati, secondo la sua esperienza, cognizione, emotività, formazione, e li interpreta a modo suo, costruendosi la sua realtà. 

È ovvio che in alcuni casi c’è un interesse dietro al catastrofismo a tutti i costi, ma in altri casi l’unico modo per capire la situazione è astrarsi da essa. Le soluzioni non si trovano mai dentro il problema, ma astraendoci da esso. In questo Einstein e Gödel sono stati i maestri assoluti. 

A questo punto, mi concederete una parentesi matematica: il primo teorema di Gödel, semplificato, afferma che: “In ogni formalizzazione coerente della matematica […] è possibile costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata all’interno dello stesso sistema.”

Il secondo teorema di Gödel invece afferma che: “Nessun sistema, che sia abbastanza coerente ed espressivo da contenere l’aritmetica, può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.”

Questi sono i due teoremi di incompletezza che hanno segnato un prima e un dopo all’interno della logica matematica. In pratica, sanciscono l’impossibilità di un sistema di essere completo e autosufficiente a spiegare se stesso dall’interno. Serve sempre un altro sistema (di ordine gerarchicamente superiore – un meta-sistema) che lo spieghi. E poi servirà un meta-meta-sistema, e così via, all’infinito, in modo ricorsivo.

Questo accade nella matematica, che per definizione parte da assiomi “perfetti”. 

Perché cito Gödel? Innanzitutto perché l’intelletto e l’intellettualizzazione mi difendono da situazioni completamente illogiche e vessatorie come quelle che stiamo vivendo; inoltre perché possiamo operare un’analogia coi tempi attuali. 

La mia principale osservazione è che attualmente, con centinaia di nuovi casi al giorno asintomatici, e solo qualcuno sintomatico, di clinico e di pandemico, c’è proprio poco.

Mi rendo conto di essere in buona compagnia, e fortunatamente sempre più colleghi medici osservano lo stesso. 

Quindi, i significati di ciò che sta accadendo, la loro coerenza (se questa esiste) non possiamo cercarli nei dati, perché i dati ci dicono che al momento non c’è nulla di preoccupante, se non un aumento di persone portatrici sane di un virus, che potrebbero contagiarne altre, con % attualmente bassissime di letalità. E per fortuna! 

Francamente finora ho evitato di scrivere, perché dal punto di vista medico/scientifico, il fatto che ci sia un virus così bizzarro da colpire all’ingresso dei ristoranti o tra i tavoli, ma non da seduti, che in spiaggia necessita di 7 metri quadri, in piscina 5 (cose del genere), che è più pericoloso dalle 18 alle 6 (questa è una novità, mi chiedevo come mai e poi ho ho pensato “ma certo, perché viene dal pipistrello!”), che richiede la mascherina se si cammina ma non se si corre, che colpisce diversamente i passeggeri dei regionali e quelli dei treni veloci, che è molto pericoloso coi banchi scolastici rettangolari ma improvvisamente diventa innocuo con scomodissimi, costosissimi e pure ritardatari banchi a rotelle, e così via, è incommentabile. 

Per giunta, per me, medico, che le mascherine vere le metto e le ho sempre messe in ospedale, è aberrante che milioni di persone tengano una “mascherina” di pezza piegandola nella borsa, continuando a riutilizzarla mettendola sulla bocca e tenendola lì anche per ore. 

Quindi, c’è una coerenza, un unico fine in tutto questo? Non credo proprio. 

Ci sono interessi sottostanti a mantenere questo clima del terrore? Non lo so, ma ormai mi è impossibile pensare il contrario. Quali siano questi interessi non lo so proprio. 

Impossibile pensare che siano solo gli eventuali proventi del vaccino marchiato Bill Gates, diplomato magistrale, manco ingegnere, improvvisamente diventato il più grande esperto di vaccini mondiali (lui che ha giustamente costruito l’unico sistema operativo fallato e che richiede obbligatoriamente l’antivirus per funzionare), o marchiato da qualcun altro. Mi rifiuto di credere che sia una cosa del genere. 

Che sia invece un modo per evitare almeno in Italia la caduta di un governo che sta in piedi in modo molto precario da tempo? 

Che sia un modo per fare un “reset” del capitalismo degli ultimi 30 anni? 

Non lo so. Credo che i motivi siano diversi, ma ci sono sicuramente. Non voglio neanche pensarci troppo, sinceramente. 

Siamo all’epilogo di una fase neoliberista di puro sfruttamento sfrenato delle risorse, di disconnessione dalla Terra, dalla Vita, dal nostro corpo, da noi stessi e dal nostro mondo, in pratica. Siamo alla fine di una frammentazione del Sapere, che è diventato col tempo sempre più spurio e al servizio della téchne e non del logos. Siamo alla fine di una perdita di Coscienza collettiva, di saggezza cosiddetta popolare, adesso così osteggiata da chi vorrebbe comandare sulla Vita. 

E forse “loro” vogliono provare a prolungare l’agonia. Il soggetto ovviamente è generico  e tra virgolette perché non lo conosco. Oppure secondo “loro” è necessaria una grande guerra, preceduta da una crisi economica globale in confronto alla quale quella del ’29 era uno scherzo, per fare un altro reset?  

Veramente, me lo sto chiedendo con tutto il cuore: cui prodest? 

Abbiamo appena visto l’interdipendenza tra i dati. Quali sono i dati che non tornano in questo caso?

  1. Il continuo allarmismo nonostante il numero statisticamente irrilevante dei nuovi decessi e ricoveri in terapia intensiva.
  2. Il fatto che il 90% della stampa (stima spannometrica) diffonda le stesse notizie. 
  3. Il fatto che ci siano quelle che a tutti gli effetti risultano fake news (i 5 giovani ricoverati in TI in Puglia, o la bambina di 5 anni che ha una grave malattia acuta pediatrica e anche il COVID, ad esempio).
  4. La continua illogica arbitrarietà utilizzata dalla politica per “rispondere” ai mutamenti che si sono verificati. 
  5. Il fatto che questa situazione di ingiustificato allarmismo vada avanti da metà maggio. Se all’inizio la cautela era d’obbligo, e in una certa misura lo è tuttora, adesso il tutto sta raggiungendo la portata di una farsa. Farsa che può solo trasformarsi in tragedia, e non per il coronavirus. 

Analizzerei i punti 2 e 3. Introduco l’ultimo concetto teorico, promesso. 

Quando si vedono le stesse identiche notizie, pretestuose, che riguardano singole persone e che muovono l’emotività, descrivendo magari alcuni particolari inutili (l’infermiere che lavora a 30° in ospedale, peraltro quasi impossibile data l’ovvia presenza di aria condizionata, la ragazzina che rilascia l’intervista col virgolettato dialettale, le foto impattanti), su tante riviste o comunque emittenti diverse, è probabile che sia in atto una campagna di spin doctoring. Cos’è lo spin, nell’ambito della comunicazione? Significa l’attività di far girare una notizia in modo da imprimerle il taglio voluto. 

Ovvero, significa “creare” una notizia polarizzandola in un’unica direzione, per muovere determinate reazioni, sempre più stereotipate. 

Lo spin doctor è colui il quale propone lo spin. Il suo compito è elaborare mediante precise strategie di immagine un’apparenza legata al fatto in questione adeguata, da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica al fine di promuovere consenso.

Perché questo processo funziona?

  1. Perché si cerca di colpire l’emotività delle persone, inibendone la razionalità (un ottimo saggio in questo senso è “Pensieri lenti e veloci” di Kahnemann)
  2. Perché l’emotività generata dal singolo caso, dall’immagine ad effetto, distoglie o rende impossibile la visione d’insieme, che richiede, appunto, razionalità, capacità di elaborazione di dati e strategie, e astrazione. 
  3. Perché non c’è coscienza né di questi processi cognitivi, né della comunicazione, né dell’incredibile e rapidissimo declino dell’istruzione, che non forma più all’esercizio del pensiero critico, ma all’esecuzione di determinati compiti. In questo si inserisce
  4. L’incapacità di molte persone di comprendere un testo nella sua globalità.

Che tutta questa campagna del terrore serva a legittimare l’inettitudine dell’attuale apparato burocratico e politico italiano? Possibile. Essendo però un fenomeno internazionale, dubito che sia l’unico motivo. 

Parliamo per un attimo della politica italiana.

Finora hanno reagito in modo tardivo, mastodontico, a volte inutile, spesso ignorando completamente i dati e la logica, apparendo inadeguati.

Ad esempio: due settimane fa credo che 2/3 dei casi italiani provenissero da immigrati clandestini sbarcati e fuggiti al controllo delle autorità. 

Questo è un fatto. La risposta politica sarebbe dovuta entrare nel merito di questo. 

Invece no. Sono partite decine di post da parte di politici, che poi hanno generato meme sui social da parte dei loro fan, che negavano il problema, additando la colpa ai giovani che escono la sera. 

Questo è poi sfociato nella chiusura delle discoteche (assurdo che le abbiano riaperte tenendo chiuse le scuole, peraltro), e nell’obbligo della mascherina serale, obbligo però solo in condizioni di “potenziale” pericolo. 

Abbiamo un ministro della salute, Speranza (che è sempre l’ultima a morire), che emana un decreto di mezza pagina, 3 articoli, di cui il primo con 2 commi. Parliamo forse di 6 frasi in tutto. 

Il primo comma, quello della mascherina la sera, è incomprensibile. Non fornisce nessun parametro certo, nessuna indicazione precisa, presta il fianco a tantissime interpretazioni, azioni da parte delle forze dell’ordine, con conseguenti reazioni e ricorsi.

Tra le mie letture estive, che siano benedette, ho scoperto il pensiero di Zinoviev, rivoluzionario e politico russo, che, come altri suoi connazionali, ha teorizzato diversi aspetti delle differenti dittature sovietiche. Ha creato una narrazione distopica inventandosi la grande nazione di Ibania, dove tutti si chiamano Iban Ibanovic e sono identificati con appellativi-funzione come il Collaboratore, il Pensatore, il Doppiogiochista, lo Schizofrenico, il Chiacchierone, l’Imbrattatele, il Veritiero. Qui niente ha senso, i dati reali sono visti come il maggior pericolo per l’ordine costituito, e il talento o l’intelligenza sono quasi sempre puniti. 

Questa dittatura si basa sulla delazione (ricordate i runner untori, da segnalare alla polizia?), sulla negazione dei dati, sulla mediocrità e l’inettitudine che diventano unica fonte di merito, sull’evitamento di tratti eccezionali, speciali, unici, meritori, sull’indifferenza, su un governo che eccelle nell’impedire, ma non nel fare. La colpa prende il posto della causalità. L’irrazionalità politica è l’unica via.

Il potere “raramente spinge ad agire, ma si oppone continuamente a che si agisca; esso non distrugge, impedisce di nascere.” 

Questi gli aspetti più salienti della sua teorizzazione che ci interessano oggi. 

Tutto questo vi ricorda qualcosa? 

Quali saranno i risultati di quest’estate politicamente e giornalisticamente disastrosa? 

Intanto, l’epoca di disconnessione dalla Vita, dal proprio corpo, l’epoca dell’emotività artificiale, dell’individualismo e della conseguente carenza affettiva e sociale, è terreno fertile per questo terrore. Chi già prima era preoccupato, in ansia, può adesso vivere nella costante paura. Nasceranno pletore di ipocondriaci sconnessi da ciò che di confortante potrebbero invece sentire. 

Questa schizofrenia mediatica – per cui ad esempio il vaccino prodotto da Moderna Pharmaceuticals (aka Bill Gates), che fa registrare effetti collaterali nel 100% delle persone sottoposte a sperimentazione, dovrebbe entrare in commercio il prima possibile anche saltando passaggi fondamentali sulla sicurezza, mentre il vaccino appena approvato da Putin sarebbe insicuro perché troppo rapido – distrugge il senso critico delle persone. Impedisce un’immagine minimamente coerente della “realtà”. Logora le discussioni. Toglie senso al mondo umano. Polarizza le fazioni. Rende tutto più arbitrario, tutto più illogico. 

All’improvviso un vaccino sviluppato in 6 mesi invece che 8 è meno sicuro, come se 2 mesi cambiassero qualcosa. 

In Italia, questa continua ricerca dei colpevoli, dei responsabili, senza una minima capacità critica nel leggere i dati, è deleteria. Molto più logorante del lockdown e delle sue conseguenze. 

I continui interrogativi circa la gestione della scuola, delle diagnosi differenziali da settembre/ottobre in poi, della gestione dei falsi positivi che emergeranno dai tamponi, in questa fase sono più spaventose del virus in sé. 

Concludendo, è di nuovo tempo di incognite. 

La principale che esprimo oggi è: a che gioco stanno giocando? Non lo so, ma è un gioco molto pericoloso. 

Fonti: 

https://www.worldometers.info/coronavirus/?fbclid=IwAR17CDtLk79zmKfp3963l3fCXFVh-shVRgglZ3dqkmmyd7Wwea4xBRQzcLU

https://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_principio_della_termodinamica

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del

https://it.wikipedia.org/wiki/Spin_doctor

https://tg24.sky.it/mondo/2020/08/15/coronavirus-vaccino-russia

Aleksandr Zinov’ev, Cime abissali. Ed. italiana a cura di G. Venturi, Adelphi, 2015

Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci. Mondadori, 2017

La realtà inventata – Contributi al costruttivismo, a cura di Paul Watzlawick. Feltrinelli, 2008

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