Intervista a Marco Montemagno

Intervista a Marco Montemagno

 

Intervista a Marco Montemagno: tecnologia, ricerca e apprendimento. Come imparare ad imparare e come comunicare in ambito scientifico e tecnologico.

 

Marco Montemagno è un imprenditore digital, fondatore di diverse startup e business in ambito digital. È stato uno dei primi divulgatori di internet e delle nuove tecnologie in Italia. Marco Montemagno è ormai un influencer in ambito business. marketing, digital.

 

Buongiorno a tutti da Sara Diani. Oggi è una grande occasione perché abbiamo qui con noi Marco Montemagno. Imprenditore digital, grande esperto e punto di riferimento in Italia e non solo per quanto riguarda la tecnologia, la comunicazione online e offline e le loro prospettive presenti e future.

Sei l’autore del libro Bestseller “Codice Montemagno – diventa imprenditore di te stesso grazie al digital”. Marco, un successo strepitoso! Il libro è andato subito sold-out su Amazon e nelle librerie, primo nella classifica generale… quindi complimenti di cuore per questo grande successo.

 

Io Sara che ho sempre odiato quelli che si definiscono gli autori bestseller… “Sono autore Bestseller!” e invece eccoci qua, mi è toccato. Però sì, è andato numero uno su Amazon prima ancora di essere disponibile, e tuttora è il numero uno su Amazon nella classifica generale di tutti i libri… per quello che contano le classifiche. Dal mio punto di vista è sempre abbastanza irrilevante una classifica, però è un segnale interessante che se lavori bene online poi c’è una community che ti segue.

 

Esatto. In merito al libro volevo chiederti: c’è un concetto chiave, clou, che è proprio imperdibile? Un concetto che le persone non si possono perdere, un’idea centrale.

 

Guarda, no. Se devo essere sincero, no. L’idea centrale è che ognuno di noi può diventare imprenditore di se stesso. Quindi se hai voglia di fare qualche cosa, sia che tu lavori sotto padrone o che tu voglia fare il mega imprenditore, hai la possibilità oggi grazie all’online di costruirti un tuo piano di back-up, una tua via alternativa, un piano B che ti può piacere. Magari hai sempre avuto la passione per fare il riparatore di biciclette, e invece sei finito a lavorare in banca. La cosa ti sta stretta e non sai come uscirne. Allora oggi chiaramente con l’online hai una bella opportunità.

Chiaramente puoi vendere su Ebay i tuoi servizi e i tuoi cambi per le biciclette, oppure puoi creare una community per tutti gli impallinati di biciclette ai quali offrire i tuoi servizi. Quindi è chiaro che questo è un po’ il fil-rouge, la possibilità di diventare imprenditore di te stesso. Però io penso che ci sono talmente tante opportunità diverse quando lavori online, e ognuno ha esigenze diverse, perché è in un momento diverso della propria carriera. Magari c’è qualcuno che è uno studente, che inizia, o c’è qualcuno che magari fa parte della mia community che è già un imprenditore, che ha dieci aziende, e le sue esigenze sono magari invece come trovare più tempo, come essere meno efficace e più efficiente e via dicendo. Lì ci sono mille spunti disseminati e non ti saprei dire quale possa essere quello centrale da consigliare.

Questo è un classico esempio di come non si risponde a una domanda del genere, perché devi esser pronto a dire: “no, così è!” e la gente corre a comprare. Invece il mio tema è che ci sono tanti spunti, e ognuno poi trova il suo.

 

Ecco, infatti io ti seguo ormai da più di un anno. Quello che mi piace di te è che tu ti occupi di ambiti anche molto diversi, come la tecnologia, il marketing, la comunicazione, e riesci a utilizzare le diverse prospettive per farne poi una sintesi tua. Quindi volevo chiederti: secondo te in quest’epoca è più importante specializzarsi in una nicchia specifica, e quindi in un insieme di conoscenze molto ben delineato, oppure occuparsi di diversi ambiti e poi farne una sintesi che sia creativa e innovativa?

 

In realtà io sono un mono-maniaco, se uno osserva precisamente che cosa faccio, perché il mio tema, la mia lente d’ingrandimento è sempre digitale e comunicazione. Alla fine questo è il mio angolo, la mia inquadratura, la mia lente. E’ chiaro che con questa lente puoi parlare del Fertility Day, perché parli di come si potrebbe comunicare la fertilità, puoi parlare di Trump, non puoi non parlarne, perché ha usato i social per diventare presidente, puoi parlare di qualunque argomento in realtà. Ognuno ha una sua lente d’ingrandimento, quella è la mia. A me però piace molto questo concetto dell’esperto generalista, dove tu hai personaggi come Elon Musk e Charlie Munger con i quali se uno parla questi possono spaziare su qualunque argomento, perché hanno una cultura enorme su tantissimi temi.

Ti faccio un esempio: leggo mille libri, ma non per dire che sono bravo io a leggere dei libri, semplicemente è quello che cerco di fare su di me. Cerco di aprire un po’ questo cervello. Uno dei libri che sto leggendo è un libro di arte moderna, si chiama: “Why your five-year old could not have done that” – l’arte moderna spiegata. Quindi “perché tuo figlio di cinque anni non avrebbe potuto farlo”. E’ interessante, perché ti spiega ad esempio questa opera di Maurizio Cattelan, Bidibodibu, non so come l’ha chiamata. In realtà sembra semplice, sembra scontata, chiunque avrebbe potuto farlo, ma nella realtà c’è un percorso dietro artistico diverso.

Per cui questo è un tema interessante, perché da questo magari hai degli spunti, dici: “ah caspita!” Il tema della semplicità è un tema che mi piace trattare in comunicazione, complicare è semplice ma semplificare è complicato.

Questo è il mio consiglio: cercare di avere un panorama a 360°, ma riportare tutto a quella che è la tua inquadratura del mondo, che ti aiuta poi ad avere un’identità lavorativa più appetibile e più identificabile.

 

In merito alla lettura, siccome so che appunto leggi molto, secondo me il bello del tuo approccio alla lettura è che tu la usi anche per tenere aperta la mente, e poi prendi spunti concreti dai vari libri che leggi per trasferirli direttamente nella tua attività o nella tua visione delle cose. Quindi secondo te quanto è importante in quest’economia e in quest’epoca saper imparare? Cioè riuscire a imparare. Tu come fai, e che consigli daresti per imparare a imparare?

 

Questo è un ottimo tema, stamattina riflettevo su questo fatto. Sono passato davanti a una mia pila di libri. Ragionavo su questo tema: quanto mi ricordo dei libri che ho letto? E non solo. Quanta roba mi ricordo dei film che ho visto? Matrix l’ho visto 67 volte. Ma se tu mi chiedessi: “Allora dai, dimmi la trama di Matrix”… boh, sì, Neo che cerca di salvare il mondo. Però non saprei dirti. O se mi dici: “Ground Rules” di Warren Buffett… Sì, i temi principali, alcuni spunti, però la verità è che poi uno dimentica i concetti. Provavo ad aiutare mio figlio di 16 anni a fare una versione di latino. Io ho fatto il classico, ero anche bravo in latino, ma non mi ricordo niente.

Per cui il tema non è mai l’informazione che ti resta attaccata, ma è la modalità di ragionamento che ti dà un certo tipo di libro, un certo tipo di film. E’ questo quello che fa la differenza. Per cui l’aspetto utile è allenarsi ogni giorno a apprendere qualche cosa, magari un film, un documentario, un libro, un libricino, una news online, un kindle, qualunque cosa, ma devi avere questa mentalità di apprendimento continuo e poi di esecuzione di quello spunto che hai ricevuto su di te, sul tuo lavoro, e vedere se qualcosa resta attaccato. E’ come prendere la marmellata, la sbatti sul muro, e vedi che cosa resta attaccato. Questo è un po’ secondo me il tema. L’informazione di per sé non ti dico che sia secondaria, però non è quello che poi uno si ricorda.

Invece ti ricordi come ti ha trasformato quell’esperienza di lettura o di visione, che mi sembra più importante.

 

Quindi l’impatto che questo ha su di noi e sulla nostra attività. In merito anche a questo, per una persona che si approccia ad argomenti completamente nuovi per lei, ad esempio un neofita in ambito scientifico, tecnologico, medico, daresti dei consigli per iniziare proprio da zero a imparare in una nuova materia?

 

Io ho dovuto reinventarmi in questi anni tante volte, perché facevo giurisprudenza, ho fatto l’abilitazione al patrocinio, pensavo di far l’avvocato e poi ho capito che non poteva essere il mio mestiere. Un avvocato mente e litiga ogni giorno e ho pensato che forse non era la mia carriera lavorativa. Ho cambiato completamente, sono andato a lavorare nel marketing di una società di CAD. Non solo non sapevo cosa fosse il marketing e non avevo idea non di cosa fosse un CAD – Computer aid design, il software per disegnare meccanico elettrotecnico -, ma non sapevo neanche cosa fosse un computer. Mi ricordo che nell’estate comprai dei libri per capire che cosa fosse un computer proprio. Il font, che cos’è un font, non sapevo niente.

E via così, quindi ho continuato a reinventarmi tante volte. Ho fatto televisione e non sapevo fare televisione, non avevo mai fatto televisione. Ho fatto eventi e non avevo mai fatto eventi, ho fatto l’editore e non leggevo anche i giornali, zero. Qual è secondo me il tema? Se ti reinventi devi sempre partire da qualche cosa che sai, per poter comprendere un concetto nuovo. Se io ti devo spiegare come si gioca a ping-pong – di mestiere giocavo a ping-pong da sbarbato – se ti devo spiegare il contro-top di rovescio, se ti dico “il contro-top di rovescio” uno mi dice: “boh, che cos’è questa cosa?” E’ fuori dalle tue categorie mentali di conoscenza.

Se invece ti dico: “il contro-top di rovescio è come appoggiare la mano sulla spalla di una persona e girarla”, allora tu colleghi una cosa che sai a una cosa che non sai, ed è il modo migliore per apprendere. E poi oggi chiaramente hai talmente tanto materiale online che dipende da te. Prendi alcuni dei principali Hacker della storia, sono tutti autodidatti. Puoi imparare da solo, ecco, tantissimo.

 

Perfetto. Invece passando dalla parte di chi vuole imparare alla parte di chi vuole comunicare… io mi occupo di ricerca di base, che è la ricerca che si propone di spiegare perché e come avvengono determinati fenomeni prima ancora che si trovino soluzioni. Quindi è un po’ diverso dalla tecnologia in cui ovviamente il prodotto è già presente, ed è il core di quello che si comunica. O comunque gioca una componente importante. Secondo te nella ricerca di base, sia in ambito accademico che in ambito non accademico, cosa si potrebbe migliorare nella comunicazione rivolta agli utenti, rivolta ai neofiti come anche a quelli già appassionati? Che spunti prenderesti dalla tua esperienza?

 

Anzitutto studierei i video di Neil deGrasse Tyson, che è l’astrofisico di colore super simpatico, però secondo me ha una grande capacità di divulgare in quel caso la scienza riguardante lo spazio, l’astrofisica, e ha il taglio giusto. E’ un taglio di comunicazione più che di informazione. O meglio, c’è il dato, ma è studiato per essere compreso. Un errore che vedo spessissimo nel mio settore digital e tecnologia – faccio miliardi di eventi da tanti anni – ti direi che il 95% degli speaker che intervisto, con cui entro in contatto, non ha la capacità di spiegare in modo comprensibile per un essere umano di che cosa si tratta, di cosa parla. Per cui viene a un evento dove si parla di programmatica e advertising e nessuno che non sia di quella cerchia lì riesce a capire cos’è quella cosa.

Per cui abbiamo il problema noi addetti ai lavori del digital di essere molto tra di noi, tecnici. La forzatura che personalmente ho sempre fatto su di me è quella di cercare di essere comprensibile. Immaginati parlando in televisione o in radio: tu non puoi utilizzare un termine tecnico, perché la gente non capisce. Allora devi sempre spiegare. Ho questo problema che rischio a volte di andare a semplificare troppo, e magari l’accusa che mi viene fatta è: “allora Montemagno non sa niente perché…” perché sto semplificando, sto cercando di rendere facile un concetto, e quindi è difficile trovare il bilanciamento, ma è fondamentale.

Meno informazione, più comunicazione se devi divulgare dei concetti che spesso sono complessi.

 

Infatti, perché c’è sempre questo problema poi anche delle fazioni: ci si sente parte di una fazione o parte dell’altra e si rischia che questi due mondi non comunichino mai e questo è veramente un peccato. La ricerca di base attualmente non ha un mercato, cioè si sostenta fondamentalmente grazie a fondi privati e pubblici, perché appunto non propone prodotti concreti. Secondo te, ci sono dei modi con cui potrebbe iniziare ad auto-sostentarsi e quindi creare un mercato proprio, e magari svilupparsi in questo momento come si sta sviluppando e come sta accelerando la tecnologia?

 

E’ un settore che non conosco, quindi parlo da dilettante professionista come ormai mi sono definito in questi ultimi giorni rubando una definizione di Tim Ferriss. A me sembra che ci sia sempre la possibilità di raccogliere grande interesse e grandi fondi anche, nel momento in cui si crea qualcosa che rappresenta un movimento. Se tu lanci un movimento di opinione, se lanci un movimento che aggrega le persone intorno a un valore comune è chiaro che arrivano fondi, arriva l’interesse dei media, arriva tutto. Spesso il problema è che invece non c’è questo movimento, finché non arriva qualcuno che crea qualcosa del genere. Facciamo un esempio: ti parlavo del ping pong prima.

Il ping pong è uno sport minore. E’ comunicato malissimo! Quindi il motivo per cui nel mondo tutti giocano a ping pong ma il tennistavolo come sport è uno degli sport più sfigati del pianeta è perché nessuno l’ha mai comunicato nel modo giusto. C’è il prodotto, ma nessuno ha mai messo insieme una comunicazione che trasformasse questa cosa veramente in un qualcosa di forte. Per cui sulla ricerca di base secondo me è lo stesso tema. Se tu davvero vuoi aggregare le persone, le devi aggregare intorno a dei valori, a una mission dove uno si ritrova e dice: “caspita, sì!” Elon Musk, andiamo su Marte. Ci credo, non ci credo… boh! Ma quelli che sono impallinati sull’andare su Marte sposano questa causa.

Sentivo di recente il CEO di Virgin Galactic, che è l’azienda che sta cercando di creare questi viaggi commerciali nello spazio. Loro quando sono partiti hanno dichiarato: “guardate, stiamo lanciando questa iniziativa, non sappiamo quando partirà, non sappiamo se funzionerà, non sappiamo da dove partirà e quanto durerà, non sappiamo niente. Ma se ti interessa, mettici qua 200.000 $ e ti mettiamo nella waiting list delle persone che per prime viaggeranno nello spazio col viaggio commerciale”. Chi lo compra sto biglietto qua? Una marea di gente. Perché hanno messo insieme, hanno aggregato un desiderio latente in molte persone, e questo se lo riesci a far bene, lo riesci a comunicare e hai anche una credibilità alle spalle, a quel punto puoi raccogliere molto interesse.

 

Ecco, esatto. Grazie per questa risposta perché è quello che sto cercando di fare. Io credo che questa sia una via percorribile, ovviamente non solo da me ma anche dagli altri addetti ai lavori.

Quindi grazie mille, grazie Marco, è stato bellissimo, sei stato generosissimo come sempre. Quindi grazie di cuore da parte mia e da parte di chi mi segue su tutti i canali social e sul mio sito. Grazie per questa opportunità e alla prossima!

 

Alla prossima e in bocca al lupo per tutto!

 

Crepi, ciao, grazie Marco Montemagno!

 

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4 Comments
  • Liana Zanfrisco
    Posted at 16:56h, 25 Gennaio Rispondi

    Ciao Sara, ho ascoltato il video dall’inizio alla fine: einfach SUPER! Non conoscevo Marco Montemagno… davvero illuminante… alcuni momenti dell’intervista li ho appuntati nel diario, per non dimenticarli. Ti seguirò con molto piacere. Liana

    • Sara Diani
      Posted at 16:59h, 25 Gennaio Rispondi

      Grazie mille Liana! Lui è un grandissimo! Se vedi la sua pagina ha più di 300.000 fan, tutti meritati perché è veramente geniale e ha molto carisma. Sei anche la prima a commentare sul mio blog quindi un GRAZIE ufficiale e di cuore e benvenuta!

  • Cristina Bonetti
    Posted at 21:50h, 25 Gennaio Rispondi

    Finalmente! Ho sempre letto tantissimo e di tutto fin da piccola ma ricordato pochissimo in termini di trame o nozioni eppure non potevo farne a meno perché era – è – una sorta di nutrimento per me! Mi piace che qualcuno sottolinei l’importanza dell’impatto che ha su di te quello che leggi al di là della informazione che ricordi… grazie

    • Sara Diani
      Posted at 21:52h, 25 Gennaio Rispondi

      Esatto, a me quel passaggio è piaciuto tantissimo!!! Proprio importante!

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