Medicina Integrata: la guida definitiva

medicina integrata complementare integrativa

Medicina Integrata: la guida definitiva

 

In questo articolo spiego cos’è la Medicina Integrata, qual è la sua definizione, come funziona, le differenze dalla cosiddetta medicina alternativa, come la pratico nel mio ambulatorio e perché è fondamentale nelle malattie croniche.

Partirò dalle basi della medicina integrata e arriverò a sviscerare concetti fondamentali e utili per chiunque se ne voglia servire.

Iniziamo!

 

#1 Medicina Integrata: cos’è – la definizione

 

#1.1 Cos’è la Medicina Integrata

 

I termini “Medicina integrata – Medicina complementare – Medicina integrativa” sono comparsi in Italia da relativamente poco tempo, e sono sostanzialmente sinonimi.

La parola integrazione deriva dal latino integer, che significa integro o intero.

La medicina integrata quindi è innanzitutto una medicina sistemica, che considera l’essere umano nella sua totalità, e che cerca quindi di curarlo nel suo complesso.

Il nostro organismo infatti integra continuamente migliaia e migliaia di segnali. Ogni aspetto della nostra vita è il magistrale risultato della coordinazione e armonia tra sistemi diversi che comunicano e funzionano in sinergia.

Siamo sistemi complessi, e come tali siamo sensibili anche a piccole variazioni. Il nostro organismo reagisce ad esse all’unisono, come una grande orchestra i cui strumenti suonano in contemporanea.

La medicina integrata tiene conto di questa coordinazione e cerca di curare la persona nel suo complesso, agendo sia a livello fisico che psicologico e cognitivo. Infatti, corpo e cervello costituiscono un unicum indivisibile, che funziona al meglio quando le diverse attività sono armoniche e precise.

 

#1.2 La definizione di Medicina Integrata

 

In Italia non c’è una definizione unanime, quindi prendo in prestito la definizione data dall’Università dell’Arizona, che insieme alla Duke University e a qualche altro centro costituisce il punto di riferimento mondiale. (Se vuoi cercare notizie in merito, in America e in ambito internazionale si usa il termine “integrative medicine”, nel Regno Unito invece “integrated medicine”. Ma se cerchi integrative medicine non sbagli)

 

La Medicina Integrata è una medicina orientata alla guarigione che tiene conto dell'intera persona, compresi tutti gli aspetti dello stile di vita. Sottolinea la relazione terapeutica tra professionista e paziente, che è informato e viene indirizzato a tutte le terapie appropriate.

 

La definizione della Duke University è ancora più bella e completa:

 

La medicina integrata è un approccio terapeutico che pone il paziente al centro e affronta l'intera gamma di dinamiche fisiche, emotive, mentali, sociali, spirituali e ambientali che influiscono sulla salute di una persona. Impiega una strategia personalizzata che considera le condizioni, i bisogni e le circostanze del paziente. Utilizza gli interventi più appropriati e una serie di discipline scientifiche per guarire le malattie e aiutare le persone a ritrovare e a mantenere la salute ottimale.

 

 

sette punti chiave medicina integrata

 

#1.3 I sette punti cardine della Medicina Integrata – Complementare

 

Da queste definizioni vediamo quindi che ci sono 7 punti chiave della medicina integrata, complementare o integrativa che dir si voglia.

  1. Il fatto di considerare la persona nel suo complesso, aspetto che abbiamo già visto.
  2. È una medicina orientata alla guarigione. Questo è un aspetto fondamentale. Infatti, spesso come medici il nostro focus è sulla malattia. In realtà il focus mentale, che poi cambia anche l’intenzione e la percezione della persona, deve spostarsi sul fatto di ritrovare la salute. Questo induce pensieri, comportamenti e obiettivi diversi. È chiaro che non tutte le malattie sono guaribili (diffida da chi ti dice il contrario), così come è chiaro che non si può promettere nessun risultato perché la medicina è imprevedibile (diffida da chi ti dice il contrario). Però curarsi, nel senso di prendersi cura di sé, è fondamentale, e apre nuove possibilità che se si considera solo la malattia non possono emergere.
  3. Anche lo stile di vita conta. Lo stile di vita di una persona è importantissimo. Capirlo consente di correggere – solitamente gradualmente – abitudini magari inconsapevoli ma dannose. Lo stile di vita modifica l’ambiente e le condizioni in cui il nostro sistema è immerso. Cosa intendo per ambiente? Intendo l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e mangiamo, il cibo, il sonno, la salubrità degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo. Lavorare su questi aspetti richiede tempo da dedicare alla persona e una certa flessibilità, ma si rivela decisivo nel lungo termine. Un organismo che è immerso in un ambiente favorevole svolgerà tutte le sue funzioni (comprese quelle terapeutiche!) molto meglio. In pratica, è come pensare di far crescere una piantina sulla sabbia o nel terriccio ben concimato. Dove crescerà meglio? La risposta è ovvia. Vale lo stesso anche per noi, anzi, anche di più!
  4. La strategia è personalizzata. Ognuno di noi è un individuo che può avere problematiche, manifestazioni, disagi peculiari. Pertanto, è importante considerare sia i sintomi precisi e peculiari di ogni persona, che le esigenze. È incredibile la quantità di variabili tra una persona e l’altra, che indirizzano il percorso terapeutico.
  5. Sottolinea la relazione terapeutica tra medico e paziente. Questa va stabilita da subito, ed è incoraggiata dall’ascolto obiettivo e senza giudizio da parte del medico, dalla sua empatia e dalla sua capacità di capire i bisogni profondi della persona. Al tempo stesso, è aiutata dalla fiducia del paziente, dalla sua disponibilità ad assumersi la responsabilità per quanto riguarda la sua salute. Tramite la relazione terapeutica, che definirei quasi un’alleanza, è possibile creare un percorso di aiuto e di scoperta.
  6. Il paziente è informato. A questo aspetto tengo particolarmente. Questa è forse la cosa più difficile ai nostri tempi, perché richiede tempo e disponibilità. Informare e accertarsi che la persona abbia capito è il punto cardine per ogni tipo di intervento. La persona infatti è adulta e – appunto – responsabile della propria salute. Pertanto non delega completamente al medico, che a sua volta non si permetterà mai di fare delle prediche o peggio di porsi in modo paternalistico e giudicante. È solo mettendo la persona nella condizione di capire che la si può aiutare e anche rendere autonoma. Il mio scopo infatti è quello di rendere la persona il più autonoma possibile nel tempo, perché impari a gestirsi.
  7. Utilizza una serie di discipline scientifiche. La medicina integrata infatti integra diversi metodi, che sono sia convenzionali che non convenzionali, in modo appunto individualizzato e diverso da caso a caso. La cosa più difficile (e quella che mi ha richiesto anni di ricerche) è capire in quali casi è bene partire con un solo approccio, aggiungendone altri in un secondo momento, e in quali casi invece bisogna dare all’organismo informazioni complementari che agiscono a livelli diversi. A questo punto è necessario capire quali approcci integrare, per quanto tempo, e come verificare i risultati. Approfondiamo in seguito questo punto.

 

Ora cerchiamo di far luce su come funziona in pratica.

medicina complementare integrata

 

#2 Come funziona in pratica la medicina integrata

 

In pratica la medicina integrata, come abbiamo già visto, combina metodi diversi. Ma cosa significa questo?

Ad esempio, per una persona possono essere utili l’omeopatia classica e l’osteopatia, per un’altra un approccio nutrizionale corretto e lo shiatsu, per un’altra l’agopuntura e la mindfulness e così via.

Il medico valuta sia le problematiche principali che la situazione della persona e in base a quello valuta le terapie migliori. La cosa più importante è l’inquadramento diagnostico sistemico che deve essere esatto e preciso. Inoltre il medico deve conoscere molto bene le tecniche che consiglia, sapere quali sono le loro indicazioni e controindicazioni, riconoscere a che livello agiscono. A questo punto, l’altra competenza necessaria (e a quanto ho visto molto difficile da trovare) è capire quali persone necessitano di una tecnica per volta e quali invece di un approccio multidisciplinare e multi-tecnica.

Secondo me tutti i medici che svolgono medicina integrata dovrebbero padroneggiare almeno due o tre tecniche, e poi investire il proprio tempo per conoscere professionisti e colleghi che applicano altre tecniche in modo eccellente, in modo da creare una rete di supporto veramente efficace per la persona. Inoltre appunto devono conoscere le indicazioni e le controindicazioni per ogni cosa che consigliano.

Il percorso viene spiegato e c’è un margine di discrezionalità per decidere insieme il da farsi. Ad esempio, quando arriva una persona che ha un’alimentazione completamente sbagliata e capisco che per lei è impossibile stravolgere le sue abitudini, optiamo per un approccio più graduale e conservativo, in cui inserire le modifiche di volta in volta. In questo modo avviene una cooperazione complementare tra medico e paziente, ed è più facile ottenere risultati mantenibili a lungo termine, che è la cosa più importante.

Tutto ciò viene fatto in collaborazione con la medicina convenzionale, che fornisce sia potenti strumenti diagnostici, che in alcuni casi terapie necessarie. Per questo non si parla di medicina alternativa ma integrata o complementare. Vediamo meglio questo concetto perché è fondamentale.

 

#3 le differenze tra la medicina integrata e la medicina alternativa

 

Negli anni ’70 sono nate le cosiddette Medicine Alternative, che si proponevano appunto come alternativa alla medicina ufficiale. Questo ha fatto fiorire e diffondere da un lato tecniche molto buone, storicamente utilizzate e dall’efficacia empirica, ma anche terapie senza nessuna base logica o scientifica, che magari venivano effettuate da personale non qualificato. Per questo motivo è nata l’esigenza di una regolamentazione, chiesta non solo dalla medicina ufficiale, ma anche dagli operatori seri, certificati e preparati di alcuni di questi metodi.

Si voleva dare maggiore dignità professionale alle medicine alternative più attendibili, che non dovevano essere più relegate in un universo a sé stante rispetto alla medicina convenzionale, ma dovevano esserle affiancate, o meglio… integrate! Si è quindi iniziato a parlare di medicine non convenzionali, complementari, e di medicina integrata.

Questa terminologia non è solo formale, influenza in modo decisivo anche la sostanza. Infatti, i medici che praticano medicina integrata non considerano la medicina convenzionale un male assoluto, che danneggia il paziente, magari con convinzioni condite da un po’ di complottismo, ma al contrario sanno capire quando essa è utile e di conseguenza integrano metodi diversi.

In questo modo si può attingere al meglio delle diverse tecniche, nel rispetto della persona, delle linee guida, della sicurezza, e degli ultimi ritrovati scientifici.

 

medicina integrata mantova

 

#4 come pratico la Medicina Integrata nel mio ambulatorio?

 

Innanzitutto applico i principi che ho spiegato qui sopra, e lavoro ogni giorno per diffonderli, spiegarli.

La mia pratica si fonda su quattro pilastri fondamentali:

  1. L’ascolto: ascolto la persona, in modo aperto, per capire tutto ciò che è possibile in merito ai problemi principali per cui è venuta da me.
  2. L’empatia: capisco in modo profondo e senza giudizio, col desiderio di aiutare.
  3. L’approccio sistemico: questo è fondamentale e sono (quasi) sicura che non l’hai mai sentito prima. Non solo considero la persona come un unicum e quindi baso le mie terapie sul fatto di considerarla nella sua interezza, ma cerco di capire le reti di sintomi. Cos’è una rete di sintomi, e come possiamo usarla per curarci? È una cosa un po’ lunga da spiegare, per questo (e molto altro!) ho scritto il libro Medicina Coerente. Il concetto è che conoscere con molta precisione i sintomi più importanti che la persona porta, capire come si relazionano tra loro, come si modificano in base al variare di diverse condizioni, fornisce una bussola formidabile sia a livello diagnostico che terapeutico. Da questo punto di vista (e molti altri!) per me è stato fondamentale studiare omeopatia classica, che insegna sia a condurre una visita approfondita che a considerare i sintomi in modo veramente peculiare e preciso. Da lì per me è partito tutto, e sarò sempre grata al mio Maestro, il dott. Benedetti. Conoscere le diverse reti di sintomi e di patologie è decisivo. Questo è un concetto completamente innovativo.
  4. La ricerca scientifica: la ricerca per me è fondamentale. La attuo in due modi: leggo moltissime revisioni di letteratura, molti articoli scientifici e libri per capire le evidenze scientifiche a 360°, ovvero sia teoriche che cliniche. In questo modo i miei trattamenti sono sempre all’avanguardia e solidi. Inoltre faccio ricerca scientifica in prima persona. Ho creato 4 modelli sistemici che spiegano come funziona l’organismo, quali sono i livelli di organizzazione del nostro organismo, come funziona la coscienza e come possiamo sfruttarla ai fini terapeutici e come il nostro corpo reagisce dal punto di vista fisico a un’informazione ambientale. Per fare questo ho unito la fisica, la filosofia, la medicina e la psicologia. Quindi il mio approccio non solo è aggiornato, è anche molto innovativo. Ho pubblicato il libro e due articoli scientifici in merito, ne scriverò a breve altri.

È possibile che in futuro scriva qualche esempio, ma si sa, del diman non v’è certezza!

Ecco, cerco di fare il mio meglio. Gli inglesi hanno una parola che è “commitment”, che in italiano significa impegno, dedizione, direi quasi applicazione quotidiana per raggiungere una missione. Che nel mio caso è aiutare nel modo migliore possibile quante più persone possibili.

 

medicina integrata malattie croniche

 

#4 Perché la Medicina Integrata è fondamentale nelle malattie croniche

 

Le malattie croniche, da definizione OMS, sono malattie che persistono per almeno sei mesi e che tendono a peggiorare nel tempo. In Europa, sempre secondo l’OMS, provocano l’86% dei morti.

Quello della persona affetta da una malattia cronica sembra un destino ineluttabile, magari con peggioramenti anche lenti e lievi, ma non viene data speranza.

In realtà si può fare molto per migliorare la qualità di vita e non solo. Si può investire parte del proprio tempo e delle proprie risorse a fini terapeutici, e con costanza e disciplina (e aiutati dal proprio medico ed eventualmente dai propri terapeuti/terapisti) si può acquisire una libertà d’azione maggiore, o una riduzione d’intensità di qualche sintomo, una maggiore energia, e così via.

La cosa importante da sottolineare a questo punto è che – come scrivevo prima – non si può illudere la persona. Ogni malattia è diversa, ci sono disturbi più e meno gravi, persone più o meno suscettibili, e una serie infinita di variabili. Per cui questo post è generico, necessariamente non può essere adatto in tutti i casi.

Però con la medicina integrata applicata alle malattie croniche si possono ottenere tre grandi risultati:

  1. La prevenzione primaria: la prevenzione è la miglior cura diceva qualcuno, e sono completamente d’accordo. Cogliere i primi segnali del corpo prima che sviluppi una malattia cronica conclamata è fondamentale e letteralmente può cambiare la vita di una persona. Agire in questa fase consente solitamente di guarire la persona.
  2. La prevenzione secondaria: questa consente di limitare i danni che avvengono a cascata, e quindi consente di interrompere, rallentare o rendere più lieve il decorso. In questo caso, si cura la patologia prima che si instauri il danno d’organo. Anche in questo caso l’impatto sulla qualità della vita e sui sintomi può essere molto alto.
  3. La prevenzione terziaria: questa si attua quando c’è una patologia conclamata e danno d’organo, ma si vuole evitare l’insorgere di danni ad altri organi o tessuti. In questo caso la guarigione completa è più difficile, a volte impossibile, ma è fondamentale agire correttamente e al meglio delle possibilità in ambito terapeutico. Ribadisco comunque che ogni caso è sé e ci sono casi incurabili in cui si può agire solo in modo palliativo.

Molti pazienti hanno malattie croniche funzionali, ovvero senza danni anatomici (ad esempio cefalee, la sindrome dell’intestino irritabile, problemi digestivi, problemi premestruali o della menopausa, fibromialgia eccetera), che la medicina convenzionale tratta solo in modo sintomatico e non risolutivo. Tramite alcune terapie precise e puntuali è possibile invece agire alla radice del problema e risolverlo in modo definitivo prima che sia troppo tardi e che si instauri un danno d’organo. Il fatto di cercare di risolvere il problema alla radice è un altro importantissimo punto cardine della medicina integrata.

È proprio nelle malattie croniche che è possibile agire con determinazione e con costanza per creare un percorso attuabile nel lungo termine. Un percorso che è anche di consapevolezza, di conoscenza di se stessi e del proprio organismo, per essere sempre più autonomi nel capire cosa fa bene e cosa fa male.

 

Ecco, mi piacerebbe dire che questo è tutto, ma c’è molto altro da scoprire. Spero di averti chiarito le idee e di averti dato qualche ispirazione o qualche concetto utile sulla medicina integrata!

 

Per capirne di più su questo tipo di approccio in medicina e per scoprire come possiamo curarci in modo efficace ho scritto il libro Medicina Coerente. Scopri di che si tratta!

 

 

No Comments

Post A Comment